
PACE IPOCRITA
di RITA BELLACOSA
Darfur, Maggio 2010
ANCORA SANGUE IN DARFUR
Nella parte meridionale del Sudan, nei giorni scorsi, sono avvenuti sanguinosi scontri tra pastori nomadi arabi e miliziani dell'Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese-Spla, nella zona di confine tra la regione sudanese del Darfur e il Sud-Sudan, regione semiautonoma del Paese. Bilancio: cinquantacinque morti e ottantacinque feriti. I pastori erano scesi a sud, nello stato del Bahr al-Ghazali, per cercare pascoli e acqua per il loro bestiame. Questo grave atto, non l’unico, vìola l'accordo di pace di Doha dello scorso Febbraio. Gli scontri recenti si sono verificati pochi giorni dopo le elezioni ( 11-15 Aprile) presidenziali, legislative e locali multipartitiche svoltesi in Sudan dopo 24 anni, che hanno designato Presidente del Sudan Omar Hassan El Bashir. Salito al potere con un colpo di stato nel 1989 autoproclamandosi presidente nel 1993 lo è diventato di diritto. Con il suo avvento il Sudan si scisse in nord, arabo e islamico, e sud, nero, cristiano e animista. Una divisione su cui è stato indetto un referendum da tenersi nel 2011. La Corte penale internazionale dell'Aja ha emesso contro El Bashir un mandato d'arresto internazionale per crimini di guerra e contro l'Umanità. El Bashir nel discorso alla nazione tenuto in diretta Tv, subito dopo l'annuncio della sua elezione ha dichiarato : ‘Vigileremo affinchè venga completato il processo di pace nel Darfur’, parole che suonano minacciose perché potrebbero volere dire che El Bashir voglia permettere il completamento del nefasto progetto di pulizia etnica per mano dei Janjaweed. Il conflitto in Darfur va avanti dal 2003, e registra un numero di vittime impressionante: 300mila morti e di 3 milioni di sfollati. E’ una vergogna per tutti noi che ci riteniamo esseri umani.
VIOLENZA SULLE DONNE DEL DARFUR
Vivere libere dalla violenza è un diritto umano imprescindibile che dovrebbe essere rispettato e tutelato. Eppure milioni di donne e ragazze di tutto il mondo cadono vittime di stupri, abusi in famiglia, mutilazioni, sevizie, repressioni. Troppo spesso questi crimini rimangono impuniti o troppo spesso i responsabili di tali orrori vengono scagionati o neppure processati. I governi dei Paesi dove il reato è frequente, spesso a regime totalitario, con masse di popolazione povera coinvolte in guerre, che fanno per porre fine a tanto grave vergogna? In Sudan la situazione è ingestibile. Fuggite dal Darfur, regione sud occidentale del Paese, dilaniata dalla guerra civile dal 2003, ora derisa ipocritamente con una pace apparente, le donne ricoverate nei campi profughi soprattutto del Ciad, quando si allontanano per andare a racimolare acqua e viveri, vengono violentate e spesso da chi dovrebbe garantire loro l’incolumità, ossia gli stessi militari salvatori. Scampate alla morte dopo la distruzione del loro villaggio, incontrano sorte non meno fatale. Dopo lo stupro, lacere, insanguinate, violate, annullate, ritornano al campo dove vengono ripudiate dai mariti e dalla loro stessa famiglia d’origine come oggetti senza più valore. I familiari le ritengono morte. La loro risposta? SUICIDIO.
TUTTI I DIRITTI RISERVATI. RITA BELLACOSA 2010
